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Il sorriso di un medico

Vi ricordate lo scorso anno, quando mi bruciai banalmente un gamba con l’acqua della pasta? Con cure e riposo, la cicatrice coccolata e sorvegliata durante l’estate dalle scottature improvvide, adesso piano piano si accinge a scomparire. In questi giorni questa vecchia storia mi è venuta a mente, nel ricordo e nel rimpianto di un amico.

Un po’ disperata dal dolore, e dalla mia intemperanza,  ricorsi allora ai consigli e alle cure di un medico amico, una gentile e sorridente persona che con garbo e competenza si occupò della mia banale, ma non troppo, ferita, mi impose il riposo e soprattutto mi prodigò delle cure per me miracolose, garzine che mi portavano sollievo, pomatine e consigli.

Sorrideva di me, Massimo Ceccarini, sorrideva di sé e di noi livornesi e mentre mi consolava un po’ mi raccontava una storiella forse vera, forse inventata lì per lì.

“Vedi, ti ho messo delle garze sperimentali, si chiamano cure avanzate. Ora però non mi dire come quel tizio che mentre gli facevo queste medicazioni mi fece: oh dottore, macché avanzate, a me, me le deve dà belle nove le fasciature!”

Caro Massimo, com’è crudele e ingiusto che tu non ci sia più, com’è triste adesso ricordare il tuo sorriso, la tua signorilità, la tua voglia di vivere. In tanti ti hanno ricordato e in tanti ti porteremo nel cure, avevo voglia di lasciare anche io un piccolo ricordo in questo mare nostro che è adesso la rete.

Con tante e tanti ci incontriamo, lavoriamo, camminiamo fianco a fianco, facciamo battaglie, condividiamo impegni e tempo libero. Ci illudiamo di essere eterni, basta poco per ricordarci che non lo siamo e che è importante, ogni giorno fare dono di noi, con una parola gentile, con un sorriso per non fare passare nell’indifferenza le giornate. Come a te riusciva così bene.

A presto!

Pubblicato il 27/1/2011 alle 21.33 nella rubrica Diario.

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